Sempre più persone che arrivano in studio raccontano di relazioni di coppia dolorose, faticose che non riescono spesso a gestire. Sono relazioni costituite da momenti difficili, grandi litigi, incomprensioni frequenti, pianti, drammi in cui sono sporadiche le fasi di benessere. Ciò che caratterizza spesso queste pazienti è il legame che hanno creato con un narcisista.
Sì, spesso si tratta di donne ma ciò non significa che il funzionamento narcisista sia una prerogativa degli uomini: le statistiche ci dicono che i maschi finora hanno avuto la tendenza a rivolgersi con minor frequenza all’aiuto di uno psicologo. Fortunatamente (per loro) questo trend sta cambiando.
Lo psicologo si ritrova, quindi, spesso a snocciolare le caratteristiche della relazione con il narcisista uomo ma gli stessi elementi distintivi li ritroviamo anche in quelle con le narcisiste.
Il termine narcisista è molto inflazionato e lo sentiamo utilizzare spesso, tuttavia non è così semplice individuare un funzionamento a stampo narcisistico e non sempre si può parlare di disturbo franco di personalità.
Le caratteristiche che andremo a vedere possono presentarsi all’interno della relazione anche come sfumature, fattore che non le rende però meno pericolose per la “vittima prescelta”, solitamente una persona sensibile ed eccessivamente disponibile con tratti di passività e dipendenza.
Ciò che emerge fin dalle prime battute dei racconti è la difficoltà a chiudere la relazione in corso nonostante ci siano grandi e gravi livelli di sofferenza: nel momento in cui la vittima decide di lasciare il/la narcisista accade qualcosa che la riporta indietro. Sembra che ci sia una sorta di guinzaglio emotivo che trascina nuovamente la vittima all’interno delle stesse dinamiche con la sensazione di essere in un pantano ma avendo la speranza che le cose possano cambiare. Questo “elastico” è causato e sostenuto da due fattori strutturali del rapporto patologico col narcisista: la dipendenza tossica che la vittima ha instaurato con il partner e le strategie attuate dallo stesso narcisista per evitare ad ogni costo di perdere il potere che ha sull’altro. Sì, perché di questo si parla, non di amore.
Che le vittime si tolgano dalla testa che il rapporto di coppia sia basato su affetto o, cosa ancora più improbabile, sull’amore! Il soggetto con funzionamento narcisista non è capace di amare perché non vede l’altra persona per ciò che è ma solo in funzione del proprio appagamento personale: il partner è un oggetto che serve per sentirsi bene e la “relazione” non può quindi essere bidirezionale. La vittima ha un’unica funzione: servire al narcisista per stare meglio, sentirsi forte e potente, non restare solo, esercitare controllo, aumentare l’autostima.
Per mascherare un obiettivo così spaventoso, il narcisista mette in atto numerose strategie tra cui le più importanti sono le seguenti.
Silenzi punitivi: intenzionalmente non si fa sentire né vedere per ore o giorni, non risponde ai messaggi o lo fa in modo laconico e misterioso
Senso di colpa e responsabilizzazione: fa sentire colpevole il partner per ogni cosa, anche per ciò che non è responsabilità sua (“sei tu che mi fai arrabbiare così tanto, se ho alzato le mani è colpa tua, sei tu che non hai capito ciò che intendevo, tu hai frainteso, senza di te sto male e non posso stare, se fai così muoio”)
Manipolazione: a comportamenti francamente sadici (vedi sopra) alterna dolcezze, complimenti e momenti di affetto che spesso sono la semplice recita di un copione, il narcisista replica ciò che sa che dovrebbe fare un partner amorevole ma non prova emozioni ed affetti genuini
Autonomia: viene minata sistematicamente l’autonomia del partner denigrandolo, insistendo sui suoi difetti, scoraggiando avanzamenti di carriera ed iniziative personali evolutive.
Il vero problema della vittima è la dipendenza patologica che ha creato con il partner narcisista che non consente, se non con azioni estreme, di slegarsi dalla tossicità. Il rapporto con il narcisista va trattato come il rapporto con cocaina o altre sostanze stupefacenti: quando si comprende la sua pericolosità e si inizia a pensare di interrompere il rapporto, ogni tipo di contatto va evitato. Questo è il passaggio più difficile per la vittima che pensa di riuscire a gestire la fine del rapporto in modo differente e nega a tratti i rischi della relazione oscillando tra una visione realistica del partner ed una fiduciosa e speranzosa che edulcora il tutto.
Purtroppo non c’è altra via se non la sospensione di ogni contatto, proprio come il tossicodipendente deve sospendere ogni tipo di utilizzo della sostanza, ogni contatto con gli ambienti tossici e con tutte le abitudini che sostengono l’uso della droga.

